Cantina Panevino
NURRI (SUD SARDEGNA)
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Connotazione animica del “mio vino” che diviene concettuale, quasi psichedelico, esprime una realtà parallela, onirica, vuole drenare pensieri e idee, come un dipinto o una canzone.
Ho un po di difficoltà a definire l’inizio…nel senso che è stato sempre una metamorfosi di uno stato di cose, a partire comunque dal vissuto familiare: sono cresciuto, dopo aver perso mio padre, con la famiglia d’origine di mia mamma, famiglia agricola nella quale la vigna era parte importante.
Dopo averla quindi vissuta da comparsa, a diciotto anni ho iniziato a condurla in autonomia, sperimentando e sostenendomi con lo sfuso.
Simultaneamente a diverse esperienze scolastiche ho poi sperimentato “la bottiglia” inizialmente senza etichetta; questa è arrivata solo dopo vent’anni, nel 2004.
In tutti questi capitoli della mia storia vitivinicola la costante è stata sempre il solo utilizzo di uva e nient’altro: nessun trattamento di sintesi in vigna, nessuna correzione delle uve in cantina e non utilizzo di solforosa.
La prima etichetta sancisce una connotazione animica del “mio vino” che diviene concettuale, quasi psichedelico, esprime una realtà parallela, onirica, vuole drenare pensieri e idee, come un dipinto o una canzone…
Attualmente conduco circa 9 ettari di vigna, divise in quindici piccole parcelle, con diverse esposizioni, tra i 450 e i 650m d’altitudine su suoli prevalentemente scistosi, con una quarantina di varietà coltivate.
La forma d’allevamento è per quasi la totalità l’alberello.



